Sette tesi per assicurare durevolmente l’avvenire dell’Europa IT
From Noeuconstitution
«Un’altra Europa è possibile» Sette tesi per assicurare durevolmente l’avvenire dell’Europa - Un contributo in favore a un’immagine direttiva dell’Europa
Wilhelm Neurohr
Traduzione: Daniel.Kmiecik
Si trova davvero l’Europa davanti a un mucchio di calcinacci, dopo che in Francia ed in Olanda cittadine e cittadini respinsero in maggioranza un progetto di costituzione europea aspramente contestato ? Ovvero, proprio per questo, non potrrebbe risultarne un’opportunità reale di chiarire infine l’idea e la visione di un’Europa comune per concretizzarla, anziché continuare a sbagliare strada ? Che vogliamo, noi Europei, per che cosa lasciamoci guidare ? Che ne risulta per un trattato costituzionale ?
Il sogno dell’Europa — il tempo della riflessione.
Non è compiuto il sogno dell’Europa. Ma esso va riportato in piena coscienza di veglia. Se non gli ideali europei rischano di sprofondare nel « neo liberalismo » economico permeante anche il trattato costituzionale e rinforzante questa stanchezza d’Europa che sta infuriando. La pace fu e rimane il bellissimo sogno dell’Europa. All’uscità della Guerra Fredda, è prima di tutto un sogno di pace sociale : la spietata lotta per l’esistere di « ogni contro ogni », in cui s’impone la legge del più forte, non va regnando. Ciò che s’annuncia adesso, è veramente “l’idea europea”, degna della civilità et della cultura del continente. Se il sogno europeo deve diventare realtà, dobbiamo tutti noi, quali individui partecipanti a una comunità, creare tale realtà.
Il Non della Francia, contro una costituzione diffettosa, poi il Non dell’Olanda, che verrebbero probabilmente seguiti da un Non in altri paesi, sono un’occasione di osservare, prendere un tempo di riflessione. Liberati della pressione del tempo, ossia il forcing, mediante cui potenti interessi vollero impedire tale riflessione, ci occorre esaminare dove bisogna correggere gli errori nello sviluppo sociale e vedere se non c’è un’alternativa fondamentale necessaria per proseguire il cammino imboccato finora.
Per trovare un’altra via, ci vuole per lo meno una “bussola”: visioni, immagini direttrici, scopi sostenuti in comune. Che cosa vogliono veramente le Europee e gli Europei ? La stragrande maggioranza non respinge l’integrazione europea in quanto tale. Ma è bensì l’orientamento attuale, verso il quale spinge l’Unione Europea (UE), che sta prestando sempre di più il fianco alla critica.
L’Europa non è solo la Burocrazia brusselaire, questo trattato costituzionale elaborato « dall’alto », la Stategia di Lisbona, in breve : l’Agenda globale, determinato di modo autoritario dai lobbisti dei cartelli d’industria. Accanto a quest’agenda, compilato sotto la dominazione dei mercati e politiche mondiali, nonché sotto l’influire della potenza militare nella concorrenza fra continenti, c’è ancora un’altra Europa.
« L’Europa del basso » — un’esigenza di società civile.
Iniziativi di Società civile, dissegni e concetti alternativi, influiscono a modo loro il diventar dell’Europa unita, cioè « dal basso ». Ciò che gli uomini vogliono insieme in Europa, quali rappresentazzioni che hanno dell’Europa unita, e in che modo questa può organizzare durevolmente il suo futuro, tutto questo non è stato discusso veramente finora coll’ampia partecipazione della popolazione — sebbene dipenda dagli uomini stessi che il progetto europeo riesca. Ciò che è crescito durante quei decenni — dalla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, poi il Mercato Comune verso, ora, l’Unione politica — necessita dapprima una prospettiva culturale e civilizzatrice quale vero fondamento del processo unente. Da una politica europea capace di futuro, si aspettano progetti d’avvenire e volontà organizzatrice e non soltanto adempimento di costringimenti materiali.
Per tutti questi concetti e asserzioni politici, economici e militari « sorgenti dal’alto », mancano dunque il dibattuto e il consenso della Società civile sui veri compiti spirituali e culturali e sull’orientamento dell’Europa, sulle sue missioni sociali, le sue idee e visioni fondamentali, nonché sul ruolo stesso della Società civile. Mediante i seguenti tesi, abbiamo provato quindi di dare qualche impulso et direttiva futura, tramite cui si può intavolare una discussione sulla volontà comune nell’Europa. Ci vuole un’immagine del futuro per essa. Non si tratta di cercare una idea « nuova » o « particolare » dell’Europa, ma di lasciare armonizzarsi tra esse e metamorfosarsi le idee esistenti, storicamente acquisite. Nell’epoca di globbalizzazione, non si esige dall’Europa che valuti la sua organizzazione di base tramite i propri bisogni, ma di contribuire anche, attraverso la propria organizzazione sociale, a un futuro durevole per l’umanità. Leggendo queste tesi, si deve avere in mente che il tentativo viene intraprese qui di dipingere une « migliore Europa », onde sgombri lo spazio per futuri e voluzioni di Una Costituzione europea. Perciò l’immagine di questa « migliore Europa », a cui si sforza qui, viene spesso dipinta come se fosse già una realtà — sebbene la realtà attuale rimanga ben al di qua di quest’immagine.
Tesi una : Per una orientamento spirituale culturale quale valore comunitario.
Non è pensabile, « Europa » come supernazione o superpotenza, nemmeno come semplice mercato comune. Si dice spesso che l’Europa sia una « comunità di valore ». Ma che cosa è mai ? Ciò ch’è esatto, è che l’identità dell’Europa si radica nell’eredità culturale comune e si esprime in aspirazioni per il futuro.
Per il futuro, l’Europa ha bisogno di un’etica di collaborazione nell’interno e all’esterno. L’Europa sta garante dell’attuare quotidiano dei diritti umani individuali e della libertà degli individui socialmente atti. L’Europa radica nell’Umanismo, la Cristianità e i Lumi. Il valore di ogni persona umana individuale è stato scoperto per la prima volta su questo continente ed in seno ai Diritti dell’Uomo ; la libertà d’opinione e d’azione dell’individuo vi è stata interpretata quale fondamento stesso dell’ordine sociale. « L’Europa » è una comprensione nuova del sociale per l’avvenire dell’umanità : simbiosi di libertà personale e di responsabilità per la comunità.
Tuttavìa, il processo di liberazione descritto non è compiuto finché non siamo venuti a capo delle zone d’oscurità sue — materialismo e egoismo —. In seno alle culture non-europee, gli uomini devettero prima provare queste zone d’oscurità nella globalizzazione tale che essa uscì infatti dall’Europa. Ma finché l’Europa non fonderà di modo conseguente il proprio Ordine sociale, e le sue azioni nel mondo, sui valori di libertà, d’uguaglianza e di fratellanza, fallirà nell’identità propria e nei valori che essa porta. Né il turbo-capitalismo, né il collettivismo si accordano di fatti con questi.
Un’Europa rivendicante diritti per tutti gli uomini, viene esortata a considerare il mondo nelle prospettive più svariate e a comprendere gli interesi diversi degli uomini e popoli, contribuendo a quilibrarli — donde la sua missione universale, cosmopolitica, etica e morale. L’identità europea è — al contrario dell’identità delle civiltà precedenti — veramente capacità d’identificare. Perché l’Europa si deve edificare sulla forza culturale creatrice dell’individualità umana unica, la sua organizzazione non deve dunque risultare solamente e con priorità dall’economia o da politiche indirizzandola. Il mondo attende dall’Europa prima di tutto impulsi di rinnovamento culturale — oltre a una politica oltrepassante i confini.
Da ciò appena detto ne risulta che la « comunità di valore » ; di cui si tratta, deve ancora più o meno significare l’esercizio collettivo delle « virtù » particolarmente europee. I valori della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza sono meno che alcuni permeanti l’azione collettiva. Formano bensì uno spazio in cui l’etica individualmente acquisita e l’azione collettiva di ognuno arricchiscono la vita comunitaria dell’Europa : Non ha nessuna « missione » fuori quella di creare uno spazio sociale dove ciascuno individuo possa incontrare la sua missione individuale.
In base a queste riflessioni di fondo, si può ricollegare una serie di principi direttori concreti:
1.1 L’Europa è dovunque laddove qualcosa di positivo agisce nelle menti e cuori degli uomini volto alla comprensione dei popoli. Il compito futuro dell’Europa è un compito d’umanità per il mondo intero, ma non felicità per un’élite autoproclamata. Europa è più che mero luogo di scambi commerciali. Non è concorrenza economica od accomodamento amministrativo doventi starsi al primo piano, ma creatività culturale e etica. L’Europa fonda la pace tra i popoli e gli uomini, in base alla pace sociale.
1.2. L’Europa è meno una necessità economica, politica o geografica e tanto meno una necessità militare. É molto più uno compito evolutivo durevole per il futuro — il palcoscenico d’accoglienza del nuovo per il mondo. Si tratta della forma e della qualità di vita insieme dell’indomani, nella società post-capitalistica. Si tratta di una missione comunitaria a cui tutti hanno diritto partecipativo, per incorporarvi gli atteggiamenti loro di valore individuale e mettere a disposizione di tutti la comunità delle loro attitudini sociali.
Fanno parte delle nuovi valori acquisiti per l’Europa, equità sociale, democrazia, libertà individuale, solidarietà, separazione della Chiesa dallo Stato, tolleranze etica e religiosa, razionalità, spiritualità e assimilazione dell’idea di pace e indicazioni per la capacità di pace, l’attenzione portata alla natura e l’ambiente, nonché compassione per gli esseri vivi, partecipazione ai loro cure, bisogni e destini.
1.3. L’Europa capace di futuro si organizza durevolmente partendo da una nuova cultura della Società civile, dottata di valori comportamentali individuali e comunitari, a cui partecipano tutti, comunità e popoli. Il modo in cui gli uomini si comrportano tra loro è decisivo : una cultura di compagnia mutua. L’Europa si pone dunque una domanda culturale interamente nuova, prendendo le mosse dalla moltiplicità dei popoli suoi e dalla ricchezza culturale delle sue personalità. 1.4. Nelle vite politica e sociale, nonché economica dell’Europa può solo nascere qualcosa di nuovo quando esse vengono nutrite e permeate dalle sfere spirituali e culturali, artistiche e spirituali. Le vite politica e sociale non possono venir disaccoppiate dai bisogni di natura spirituale e culturale e dalle partecipazioni degli uomini. Da questo partecipare spirituale di quei, si elabora un individualismo etico fattore di vita sociale, in cui il comportamento etico e morale degli individui partecipa allo svoluppo sociale dell’insieme della comunità. Perciò l’educare e il formare nella libertà sono il bene supremo dell’Europa, un ben libero dalle influenze e dagli interessi politici o economici.
Tesi seconda : Per l’orientamento futuro dell’Europa e per le sue basi di Società civile.
La nuova Europa va concepita dall’avvenire e non dal passato, perché l’Europa non è ma diviene, essa non è una cosa compiuta. Pertanto è un’Europa per la nuova generazione colle aspirazioni viventi in essa sul futuro sociale e spirituale. Non è quindi l’Europa degli vecchi politici e magnati industriali. Ci occorre un’idea viva dell’Europa nelle menti e nei cuori degli uomini, affinché dal processo d’unificazione del ventunesimo secolo ci sia un’eredità da trasmetterre alle generazioni successive. Per l’Europa ci vuole l’entusiasmo della gioventù, se non essa diviene un disegno di vecchiardi. Le speranze del mondo si basano su una nuova generazione di Europei e negli sfori loro per un migliore indomani per tutti. Le società invecchianti non possono padroneggiare problemi d’avvenire.
La nuova Europa è più che una federazione statale o un fascio d’interessi economici. É una rete sociale e culturale con uomini di buona volontà dal centro, dall’Ovest e dall’Est e dal Sud e dal Nord. Quest’Europa dell’unità differenziata nella moltiplicità, deve rimanere capace di organizzarsi al livello della Società civile perché la gioventù possa creare « la sua » Europa, mediante processi partecipativi aperti. L’Europa va preparata dai grandi cambiamenti sorgenti nella Società civile, dalla vita insieme di tutti.
L’Europa futura è un continente spirituale dello sviluppo e del diventare umani, un continento aperto ai cittadini d’indomani. L’Europa della cittadinanza attiva è uno spazio d’organizzazione della Società civile per le iniziative individuali e l’attuazione dei diritti individuali a beneficio dell’umanità intera. L’Europa dovrà apprendere a distinguere nel futuro ciò ch’è di competenza dello stato, ciò ch’è di compentenza dell’economia e ciò che rimane di compentenza della Società civile.
2.1. Non abbiamo bisogno di un’Europa normalizzata da burocrati o tecnocrati. Finora, l’UE non ha sviluppato, in nessuno luogo, reali e nuove forme sociali. Le energie portatrici del futuro europeo sono da scoprire non altrove che in ogni individuo che si riveli atto per vivere in comunità. Una libertà individuale è perciò il bene più elevato nell’Europa da venire, in cui i diritti umani prendono il pù d’importanza e vengono vissuti quotidianamente — anche nella vita economica, che spesso non li prende in conto di modo molteplice, senon addirittura li ignora.
Per garantire diritti umani generali l’Europa ha bisogno di un settore di previdenza, la cui esistenza rimanga aperta, di modo funzionale, libero da ogni interesse commerciale. Diritti di libertà senza diritti sociali, questo non ha nessuna base salda.
2.2. La nuova Europa deve vivere dall’unità nella diversità e non affatto dall’uniformazione. Essa non tollera dunque nessuno centralismo, mediante uno Stato unitario troppo permanente, ma è solo capace di evoluare dal basso : ossia in quale « Europa delle regioni » in tutta l’attitudine sua di differenziamento. L’Europa unita è la pietra di paragone e la prova confirmante l’attuazione quotidiana dei bisogni sociali e culturali e con quei, dei diritti umani generali. Quindi la nuova Europa vive dagli interessi che gli uomini si rivolgono mutuamente, tramite scambi, frequentazioni, incontri, oltre i confini.
2.3. L’Europa è prima di tutto un’Europa della cittadinanza attiva, — una vita culturale — e uno spazio di destino in mezzo al mondo per l’organizzazione della Società civile e delle iniziative individuali a beneficio dell’umanità globale. L’Europa recente si è meno mossa dalla politica ufficiale ma molto più di modo decisivo da movimenti di cittadini : movimenti sociali di donne, pace e libertà, democrazia, ecologia — anche un’Europa delle rivoluzioni pacifiche nell’Est, o perfino di rinnovamento quale la Perestrojca. Non sono le istituzioni che favoriscono lo slancio verso l’Europa futura, ma i loro uomini, capaci di pace, socialmente competenti, che vengono esortati e pronti a suscitare l’organizzazione della totalità sociale.
2.4. Non ci occorre un’Europa economicamente dominata dai numeri, statistiche, e quantità. Essa non è un organismo di paragoni statistici e tanto meno da organismi statali di previsioni, ma tanto più d’attività a favore di una vita degna. Le qualità di vita passano davanti alle quantità. Esse devono restare al centro di tutte le preoccupazioni e di tutti gli sforzi per tutte le classi d’esistenza umana.
2.5. Che non siano l’aspirazione a più di potenza, né l’idea della potenza, né nemmeno il crescimento della forza economica da trascinare l’Europa verso il futuro proprio, ma unicamente la potenza delle idee fuori degli usi e lo spirito di solidarietà e d’allianza tra gli uomini, oltre i confini. La configurazione del sistema sociale — all’opposto della sua costruzione attuale — è una lotta in favore dell’identità spirituale dell’Europa.
Tesi terza : In connessione col passato per impadroggenarselo e mutarlo.
L’eredità passata dell’Europa è compiuta. I ricchi tesori culturali e le tradizione dell’occidente stanno scolorandosi. Ma la coscienza europea deve nonostante ricollegarsi alla storia dello spirito, della filosofia, della cultura e delle arti in Europa. Ma tal eredità va trasformata di modo moderno e sviluppata individualmente.
Non di meno ci occorre trarre la morale dagli errori storici e ideologici e dalle spregevolezze delle guerre, del nazionalismo, del sciovinismo in Europa per il presente e l’avvenire — dall’antica verso la nuova Europa. Ciò non tollera nessuno pensare invecchiato né nessuno nuovo materialismo. Ciò che iniziò nello sforzo unificatore dell’Europa dalla Comunità del carbone et dell’acciaio (CECA), proseguì nel Mercato Comune e sboccò nell’Unione Europea, va adesso pensato et organizzato al di là degli interessi economici degli Stati nazionali.
Dopo che la vecchia Europa elaborò il suo passato, si può pensare alla sua nuova missione nel mondo : sorge sul cammino dell’umanismo, verso un futuro degno d’umanità e durevole per tutti. Per questo bisogna anche trarre la morale di questo presente sbagliato, se non si vuole che la via del futuro sia imposta dall’ingiunzione economica. L’Europa deve appropriarsi un nuovo pensare metamorfosato. Tutte le idee politiche del passato non possono padroneggiare le questioni presenti in Europa. Parimenti tutte le idee presenti non potranno mai venir a capo dei problemi dell’avvenire, vale a dire che essi stessi susciteranno le idee proprie.
3.1. Le eredità storiche e improntate della vecchia Europa dalle epoche greca e romana, dall’Impero medievale, dalle abbazie e dai clostri, dai nobili, dal barocco, dal Rinascimento, dall’assolutismo e perfino dalla Rivoluzione Francese stessa, sono ormai sbiadite e passate. L‘armonia naturale tra scienza, arte e religione è smarrita e va restaurata e rinnovata.
3.2. Il fascismo e lo stalinismo hanno devastato l’Europa. Il nazionalismo sta ampiamente respinto, sebbene vecchi spettri bazzichino le menti e s’agitino sotto la soglia della politica. Nel frattempo gli Stati nazionali vanno perdando il loro senso. Ferite e orrori delle guerre del Novecento stanno rimarginandosi. La riconcilizione dei popoli sta in corso, ma la loro divisione interna tra poveri e ricchi sta crescendo sempre di più. Ciò non va tollerato perché l’equilibrio sociale deve nascere in Europa. Ogni forma di dipendenza, di sfrutamento, di schiavitù, deve appartenere a un passato indicibile ; perciò il « mercato del lavoro », su cui una parte degli uomini viene trattati come una merce, è un anacronismo.
3.3. Ciò che ne è risultato, è un materialismo, che governa tutto, trasformantesi senza tregua, un materialismo che sta determinando nel fratempo l’insieme del pensiero e dell’azione europea. Tutte le speranze nel risolvere problemi del nostro ambiente naturale e sociale tramite un pensiero unilateralmente materialistico sono destinate a fallire. — Giacché questi problemi provengono certo in grande parte da questo modo di pensare. Une rovesciamento del pensiero viene dunque richiesto, oppure l’idea europea, la cultura, nonché la civiltà europee, termineranno nella decadenza. In genere per quest’epoca nuova, si dovrà lasciare del tutto gli antichi modelli di pensare e le ideologie. Il pensiero del Otto- e del Novecento non si conviene più e tanto meno quello del Medioevo, come sta continuando a vivere nella Chiesa, la Giustizia e parecchie forme di soperstizioni. Il pensare del ventunesimo secolo genera uno slancio nuovo e lascia il passato dietro di lui senza per questo dimenticarlo.
La fede nella tecnica, senza nessuno senso critico, un atteggiamento che proviene dall’epoca dell’industrializzazione e delle grandi scoperte dei tempi moderni, credente di risolvere ogni problema del futuro, si comporta tenacemente comme un ersatz di religione, così come la credenza assai diffusa dovunque sulla forza sociale organizzatrice dell’Economia et del Mercato libero. La sua adorazione è divenuto culto d’idolatria. Si attende da essa un progresso durevole, unicamente tramite l’apertura dei mercati e del commercio senza confine, il benessere e l’avvenire sociale. É tuttavìa una superstizione, che dovrebbe già appartenere al passato. É un’eredità come parte della vecchia Europa, così come l’anelare alla potenza economica e politica di un’Europa sempre più prepotente nella concorrenza tra i continenti, che è soltanto un nuovo sciovinismo europeo.
3.4. Uno sciovinismo europeo sarebbe peggiore degli antichi sciovinismi nazionali sorti dai secoli passati. All’estremo, è un eurofascismo che minaccia in fronte ai perdenti del Terzo Mondo. É la lezione più importante dal passato : l’Europa non ha più da anelare a un ruolo dominatore nel mondo, però ha la missione del render servizio, d’equilibrare mediandole le polarità del mondo — un equilibrio verso l’interno, come verso l’esterno. É quello che per l’essenziale distingue questa nuova dell’antica Europa.
Tesi quarta : Per l’organizzazione sociale, economica e democratica dell’Europa.
Per l’avvenire dell’Europa, gli atti umani importano di modo decisivo e non le circostanze politiche esterne. L’Europa deve andare liberandosi dalle antiche forme statali e dal carattere ideologico dei partiti, proveniente dal secolo passato e divenuto nel frattempo fragile per suo conformismo,— in favore a forme democratiche nuove, ampliate e dirette, integrando altre possibilità participative ed organizzative. Al centro sta, qual energia propellente e ispirante, una Sociétà civile viva, conscia delle sue reponsabilità e creatrice, in seno ad una Europa delle regioni e reti umane. L’Europe deve ugualmente abbandonare il diktat economico neoliberale attuale, la cui azione distruttrice dell’ecologia e della vita sociale comunitaria, creando una società a due velocità, fa siché sta tanto palese quanto prevedibile il suo fiasco a breve termine. Il radicalismo del mercato è già fallito. Questo neoliberalismo sta facendo rotta verso la morte, come tutti le ideologie poggiantisi su una visione scorcia dell’esser umano. Non è efficiente, nemmeno durevole e contraddice pienamente l’edificare sociale e l’idea dello Stato sociale trattata dall’atteggiamento spirituale europeo. Per l’Europa ci vuole una costruzione rinnovata dei sistemi sociale e economico, dato che l’antico sistema economico capitalista, coll’insieme della politica al suo servizio, sta per crollarsi. La nuova organizzazione sociale è il processo centrale del nuovo millenario europeo e per il mondo.
Le forme nuove della vita comunitaria nella società postcapitalista del’Europa si organizzano secondo principi di solidarietà e sussidiarità. [Nota : Il principio di sussidiarità consiste nel riservare unicamente al livello superiore, qui la Comunità Europea, ciò che il livello inferiore, gli Stati Membri della CE, potrebbero attuare solo di un modo meno efficiente. Questo principio viene introdoto dal trattato di Maastricht (art. 5° del Trattato istituendola CE – TCE). Tuttavìa, la sua esistenza è assai antica: ce ne ritroviamo lo spirito da Aristotele o San Tommaso d’Aquino. Regge ugualmente i rapporti tra lo Stato e i Länser in Germania.] Dunque piuttosto gli uni con gli altri che gli uni contro gli altri; la cooperazione piuttosto che la concorrenza sfrenata e spietata è quello che va annonciato nell’epoca della globalizzazione nella vita economica europea e nel mondo. L’Europa non può più per lungo tempo e di modo fondamentalistico essere configurata da un unico principio economico. In una democrazia, le alternative economiche devono sempre essere possibili e autorizzate.
Si pone la Question Sociale in Europa, ma perciò di un modo del tutto nuovo, come il cuore della sua missione e del suo obbligo nel mondo. Non deve più contribuire ad altre divisioni sociali nel mondo. La stretta e malsana interdependenza d’interessi, responsabile delle divisioni presenti tra economica, politica e cultura, va chiarita : è l’organizzazione articolata [Dreigliederung, ndt] e la differenziazione indicate qui. L’Europa pone il capitale operante globalmente fuori della vita giuridico-politica e fuori di un campo politico e sociale. La vita culturale europea corregge quest’immagine del mondo e dell’uomo di tipo darviniano che sta comandando nel frattempo la vita economica. Gli ideali della Rivoluzione Francese, nella rispettiva e specifica importanza loro, rispetto ai sotto-sistemi della Società, sono le basi di un organismo sociale futuro rimanente da elaborare : la Libertà prima di tutto nella vita culturale e spirituale ; l’Uguaglianza, prima di tutto nella vita giuridica e la Fratellanza prima di tutto nella vita economica.
4.1. Un’Europa sociale e democratica non può venir organizzata dal alto verso il basso al livello politico e economico. L’orientamento del bene comune deve procedere dalla vita giuridica democratica e dalla Società civile. Il modello dello Stato sociale europeo deve essere trasposto nel futuro secondo una metamorfosi moderna, assicurando un’esistenza degna ad ogni uomo, indipendentemente dal guadagno o degli impieghi disponibili. Il convidivere rende tutti ricchi e l’essere attivi per gli altri, così si fonda il senso.
4.2. La dimensione sociale e culturale dell’Europa non s’accorda colla comprensione del lavoro quale merce su un « mercato del lavoro ». Questa riduce l’esser umano a fattore di costo, il quale eccita poi la concorrenza dei costi salariali e spinge gli uomini nella schiavitù moderna, suscitando e creando l’angoscia pel futuro et malattie, fino a distruggere le esistenze umane. Un’Europa sociale e di solidarietà evita ciò che conduce a tali comportamenti distruggittori. Sorpassa quindi quanto porta a nuove dipendenze, a condizioni di vita precarie od a alterazione della qualità di vita nonché alla restrizione dei diritti del’Uomo.
4.3 L’Europa ha bisogno di un rinnovamento del lavoro culturale e di una nuova cultura del lavoro, liberato dallo scopo del guadagno, e dunque ci vuole una dissociazione tra lavoro e reditto. Ogni esser umano, con o senza impiego acquisito, dispone di un diritto d’esistenza degnamente umana, cioè solo in base al fatto ch’è un esser umano. É il principio sociale europeo integrante la natura umana stessa. In una nuova Europa il lavoro non viene più considerato quale mercato, ma come contributo all’evoluzione della cultura e all’attuazione de la natura umana al beneficio della comunità. Se l’Europe vuole padroneggiare il futuro del lavoro, questo inizia per il lavoro sull’esser umano. Ci sono veramente moltissime cose da fare in Europa per gli uomini, ognuno è utile e nessuno è escluso.
4.4. L’Europa nuova scopre il vero senso e la vera meta della vita economica di un modo nuovo per gli esseri umani. Un’economia associativa s’organizza in base all’accordo tra produttori, trasformatori, distributori commerciali, utenti e consumatori. Evita quindi il miscuglio degli interessi politici ed economici.
4.5. L’Europa è al tempo stesso garante della libertà e dell’independenza della vita dello spirito e della vita culturale nei confronti degli influssi dello Stato e della vita economica. Si sforza in oltre ad un comprensione ampliata del principio di democrazia, verso la partecipazione e la maggiore età dell’esser umano, il cui sentimento d’equità e di giustizia, nonché quello dell’ingiustizia, divengono la misura per ogni decisione presa ed ogni azione politica attuata.
Tesi quinta : per il ruolo futuro dell’Europa nel mondo.
Essa smette subito di porsi in concorrenza ed in posizione di forza nei confronti di altri continenti e gli esseri umani loro, ma contribuisce allo sviluppo e al progresso dell’insieme dell’umanità in un mondo unito. L’Europa continua il risarcimento dei fatti storici di colonizzazione e di globalizzazione malformata, la cui direzione unilaterale procedette da essa. Cittadine e Cittadini dell’Europa, con le loro molteplici lingue sono da tempi cittadini del mondo con abnegazione, allargano la loro consapevolezza nazionale e storica verso una conscienza europea del mondo. L’Europa difende sempre di più il proprio ruolo d’equilibrio e di mediazione nel mondo, in particolare nelle confrontazioni tra polarità, verso le quali l’umanità inclina naturalmente per la sua educazione dualistica. L’Europa stessa si sforza di sorpassare la sua concezione dualistica delle relazioni mondiali tanto nell’interno quanto nell’esterno di un modo esemplare, che quello sia nei conflitti Ovest-Est e Nord-Sud, nell’affrontamento delle culture, delle religioni od etnico, ovvero perfino nel conflitto tra quei cosidetti « donanti » il lavoro e quei cosidetti « prendentilo», tra vecchi e giovani, tra il mondo « dell’alto » e quello « del basso » [Raffarin, ndt] ecc.
« Gli uni con gli altri », anziché gli uni contro gli altri, tal è il principio dell’azione economica europea in un mondo globalmente organizzato di modo solidario, in cui tutti sono interdependenti. L’egoismo, l’idea dei vantaggi, il principio di concorrenza, non sono più qui al posto loro. L’Europa sviluppa une nuova rilazione colla finanza « senza interesse nemmeno inflazione », perché l’Euro abbia effetti salutari e non nocivi all’interno come all’esterno, nell’economia mondiale e perché esso si spieghi di modo esemplare in questo campo. Gli esseri umani dell’Europa accettano il fardello della responsabilità del mondo su di loro e guadagnano così la fiducia del mondo. Una civiltà dell’Europa durevole si fonda sulla qualità di vita per tutti gli uomini della Terra anziché nell’ammucchiare illimitato di ricchezze individuali.
5.1. L’Europa rinuncia ad ogni tipo di riarmo militare obbligato e si svolge al contrariop verso una politica di disarmo, tale che essa è iscritta nella Costituzione (tedesca, ndt). Essa s’emancipa policamente, militarmente e culturalmente dagli USA — senza volere per questo divenir una potenza mondiale, militare ed economica propria. Essa rimane solidalmente unita agli esseri umani dagli USA. S’astiene da ogni intervento di guerra per ragioni economiche o di potenza politica, a parte sostegni e partecipazioni agli impegni dell’ONU, miranti al mantenimento della pace.
5.2. L’Europa si sforza, in base a una concezione spirituale del mondo vissuta dagli uomini suoi, a riequilibrare tra ricchi e poveri al livello mondiale, intervendo seriamente e attivamente in consapevolezza delle sue reponsabilità. Essa bada a uno stato d’equilibrio nel mondo nella prospettiva tanta materiale quanta spirituale. Non difende solo gli interessi degli Europei, ma di tutto quanto concerne l’umano in genere, nell’insieme degli interessi dell’umanità. La povertà , così in Europa come nel mondo, non va considerata come un problema individuale, ma come un’esigenza sociale d’intervento.
5.3. Aperta al mondo, l’Europa prosegue e anima, nello spazio di vita e lavoro proprio, l’emancipazione dalle autorità e gruppi di pensieri al beneficio dell’emancipazione d’individualità maggiorenni, operanti nell’equilibrio tra individualità e comunità. Ne risultano nuove forme sociali : una comunità nascente dalla libertà individuale. Il successo di tale tentativo sarà vantaggiosa per l’insieme dell’umanità.
5.4. Laddove forme religiosi tradizionali non sostengono più, gli Europei si sforzano a acquisire nuove forme di vita e conoscenze — indipendenti da confessioni od orientamenti di credenza o rifiuti di formare nuove comunità cristiane od da ogni altra sorta, — per permettere di modo moderno un’economia nella fratellanza liberata dall’egoismo, nella partecipazione di tutti alla ricchezza di questa Terra prendendo cura delle sue risorse. Sbarazzata da ogni idologia l’Europa agisce di modo costruttivo per il mondo. Coopera con tutte le culture, religioni, popoli, gruppi ed individualità di questo mondo nell‘elaborare della tappa evolutiva comune dello sviluppo umano. Nel creare reti crescenti in un mondo sempre più globalizzato, opera per una coscienza nuova dell’umanità integrante nel suo destino l’appartenenza comune et la dipendenza mutua. 5.5. L’Europa apre un nuovo capitolo della storia indirizzandosi verso la qualità di vita e la « durevolezza » della pace e l’armonia. Il pensare progressistico moderno si libera dalle sue basi meramente materiali. Al primo piano bisogna incoraggiare lo spirito umano — verso un ammucchiare auspicabile di richezze spirituali. Gli Europei si liberano dal loro imprigionamento materialistico e dagli sconforti d’anima. Così l’Europa varca i limiti dell’atteggiamento di coscienza antico e la trasformazione agisce oltre ogni antica limitazione territoriale. Faremo l’esperienza di nascita di un nuovo sogno europeo. Vivremo la rinascita dell’Europa.
Tesi sesta : Per i campi organizzativi dell’Europa durevole.
L’Europa imboca all’avvenire la via di un’evoluzione durevole e conseguente in tutti i campi ; anela a una duratura di vita sociale, economica e ecologica, in un modo globale di contemplare le cose, qual alternativa a quest’aspirazione a vista corta d’acquisire e d’ammucchiare guadagni materiali. Si comprende come un organismo sociale vivo e ecologico. Un’Europa duratura incoraggia la libera individualità, la spiritualità e una religiosità che si è scelta se stessa in piena libertà. L’Europa aspira a veracità, pace, e non violenza, all’interno come all’esterno. Lotta per una coscienza nuova e per una rinascità reale coll’entusiasmo indispensabile. Viene anche esatta una collaborazione specifica degli Stati individuali e popoli così come l’individuo europeo stesso per la comunità, la quale racchiude anche bambini, anziani, handicappati ed immigranti e persone socialmente sfavorite.
Lo Stato sociale europeo, quale stato di diritto democratico non viene più oramai considerato come une « ostacolo al mercato », ma una nuova solidarietà etica sociale è considerata comme identità europea e fondamento di valore « occidentale ». L’Europa pone fine al deprezzamento e « all’economizzazione » della vita dello spirito, e si pone contro reificazione, alienazione, avvilimento dell’esser umano nella vita economica. Aspira al mantenimento della moltiplicità culturale e ecologica, bada a mantenere le sue culture contadine, i suoi paesaggi e culture urbane. Si sforza a nuovi impulsi organizzativi per l’architettura, la pianificazione urbana, il paesaggio, l’arte e l’organizzazione sociali. L’Europa prende cura dei propri luoghi culturali.
Dalla realtà della vita, gli Europei anelano alla libertà, in particolare nella non violenza, la libertà di circolare, d’insegnare, di credere, in breve, le libertà individuali stesse ma fuori da ogni contesto di ricorso alla forza e ai costretti. La violazione quotidiana della dignità umana dalla vita economica va sorpassata da una vita economica infine conforme all’esser umano.
6.1 L’Europa lotta per impedire l’accesso privilegiato dei gruppi di pressione all’UE. Rimane accessibile alle legislazioni ed ai Parlamenti. L’economia non può essere « privata », ma è nell’estrema misura sua un’economia d’interessi aperti. Deve servire il bene comune e badare a tutti — non ai soli merci, beni e servizi, ma includervi anche l’occupazione e il reditto.
6.2. L’Europa ha bisogno di un’agricoltura viva e di una simbiosi tra cultura rurale e cultura urbana, anziché l’urbanesimo frenetico. Ci sono distruzioni del biotopo e dell’agricoltura, sterilizzazione dei suoli, diminuzione delle falde freatiche, calo della capacità autorigenerativa delle piante e degli animali [ossia nel frattempo costringendo al ricorso sistematico al lavoratorio, ndt]. L’Europa prende cura di una base alimentare sana e prende in conto gli interressi di salute e di qualità per il consomatore. Garantisce un accesso libero per l’acqua, l’energia, l’infrastruttra dei trasporti, le istituzioni culturali, sociali e medicali e la formazione.
6.3. Gli uomini rappresentano il potenziale sociale dell’Europa, la sua risorsa più importante. La qualità di moltiplicità dei popoli e degli umini è per così dire « il soffio di vita permettente lo spiegamento dell’anima europea ». Questa può venir protetta nello sviluppo suo dallo scambio e dagli incontri umani. Dopo che le nazioni si sono unite liberamente e che si riconoscono di formare l’Europa, le visioni dell’Europa possono radicarsi nella realtà.
6.4. L’educazione e gli istituti d’insegnamento superiore accessibili a tutti, si dedicano al rafforzamento delle idee europee e ai campi organizzativi durevoli, liberi dagli interessi e influssi economici e politici. La scienza tende da se stessa naturalemente al rinnovamento, all’apertura e alla mobilità delle idee e lascia dunque dogmi e per esempio le ideologie economiche pseudoscientificamente fondate. Le discipline particolari della scienza dello spirito, riprendono una situazione di valore più elevato nei confronti di ciò ch’è solo un orientamento meramente tecnico delle scienze naturali verso gli interessi economici valorizzati.
6.5. L’Europa edifica un ordine fondiario nuovo sulla proprietà e sul capitale e le finanze, nonché un ordine nuovo sul lavoro, — nella riconoscenza che il lavoro, il fondiario e il capitale sono incedibili [ossia non negoziabili e non vendibili, ndt] e che la dinamica del tasso d’interesse distrugge l’attività delle finanze. L’Europa si comprende come un modello autonomio potente agire senza tregua stimolando le alternative sul mondo messo in pericolo. C’è una moltiplicità culturale europea che sta al di sopra dell’assimilazione, una qualità di vita che sta al di sopra dell’ammucchiaire richezza, uno sviluppo durevole al di sopra di una crescita materiale sfrenata, dei diritti dell’Uomo universali e un diritto della natura stanti al di sopra del diritto di proprietà, un lavoro comunitario al di sopra del’esercizio del potere.
Tesi settima : Per un configurare comune della Costituzione europea.
La volontà e il sentimento d’equità di tutti gli Europei devono poter fluire nella Costituzione dell’Europa. Questa può solo evolversi in questo processo di configurazione in comune, a condizione di non venir sottomessa a pressione di tempo. Tutte le persone concernate possono così intervenire in base democraticamente fondata per proiettare un’immagine del futuro. Proposte esistono già quanto agli aspetti formali (Si vedono i contributidi W. Heidt e C. Strawe in questa risvista). La discussione sulle linee direttrici fondamentali è utile per orientare un dibattito sul valore. La Costituzione esprime qualcosa sullo stato degli uomini, della loro vita comune, e non solamente rappresentazioni delle èlites politiche. L’eventuale riedizione del dibattito costituzionale dovrebbe venir liberato dal testo dei trattati e non risultare dell’azione di gruppi di pressione. Che la nuova Costituzione rinunci ad ogni fissazione iscritta in favore ad un ordine economico neo-liberale, nonché ai suoi impegni di riarmo militario. Che rinunci anche a tutti i regolamenti detagliatti, sorpassanti il cornice costituzionale e impedenti l’organizzazione politica leale. I principi di democrazia e sussidiarità devono chiaramente prendere posto nella Costituzione. Un Carta sociale costituisce una arte centrale che conviene elevare al grado di Costituzione. L’Europa anela al rinnovamento sociale, ad un’organizzazione umana della vita economica, — anche questa deve trovare un espressione nella Costituzione.
Una Costituzione europea non può rimanere in disparte delle Costituzioni nazionali, quale la Legge Fondamentale tedesca ; non deve restringere di modo centralizzato i diritti dei cittadini o partecipazioni e diritti decisionali nazionali esistenti. Deve assai più conservare il carattere di una Costituzione-cornice che si limiti agli aspetti europei globali. La Costituzione deve esprimere dal principio alla fine l’imagine futura e il sentimento d’equità e di coscienza viventi negli uomini dell’Europa nel senso di un’immagine direttrice sviluppata in comune. La Costituzione deve creare un quadro giuridico permettente ad ogni europeo l’iniziativa autonoma, la partecipazione personale all’insieme accogliendola in strutture che gli consentono a gestire se stesso.
7.1. Ci vuole un slancio concettuale globale per l’Europa, per soddisfare a l’organizzazione dei sistemi politici, economici e sociali nel ventunesimo secolo. Questo deve venir iscritto ugualmente nella Costituzione. Ove un ipersistema politica e economica come l’UE — e con esso l’insieme dell’ordine mondiale — navigasse di traverso, l’individuo potrebbe operare efficacemente contropilotando, soltanto se concludesse allianze con altre buone energie. Per queste forze della Società civile, l’Europa deve duque anche offrire senza nessun impedimento uno spazio libero di discussione costituzionale. I poteri dell’economia e della politica devono riconoscere di stare in un vicolo cieco, per poter uscirne.
7.2. Dato che idee di concorrenza e d’obbligo al riarmo militaure impediscono od ostacolano realmente la comprensione mutua tra i popoli, questi elementi vanno evacuati dalla Costituzione. Questa deve in oltre limitarsi a segnalare agli uomini dell’Europa che l’idea e il futuro di questa,non deve consistere nell’onda irrepremibile du deregolazioni, privatizzazioni, commercializzazioni e non deve procedere al smantellamento del sistema d’assicurazione sociale dello Stato. La Constituzione deve piuttosto precisare qual è di diritto e quale non lo è così come ciò che deve accadere solidalmente domani.
7.3. L’Europa ha vissuto sintomi di declino dell’ordine sociale, economico e culturale. Le occorre per questo un nuovo orientamento etico, mediante lo spirito di cui il contenuto della Costituzione deve venir impregnato. Perché se l’Europa dovesse continuare comme l’ha fatto finora, l’ordine sociale attuale non potrebbe mantenersi più lontano senza gravi crisi. Ecco perché la costituzione deve rendere possibile e vidibile tale nuovo ordine.
7.4. Una Costituzione europea deve chiarire il modello europeo, quale missione dello stato assicurante sicurezza e giustizia sociale minima e indicante i limiti del mercato. Ci si dovrebbe vedere chiaramente gli acquisti valorosi della Rivoluzione Francese, ossia qual è la cosa spettante allo Stato, quella spettante all’economia e ciò che tocca la Società civile e concerne il campo di una libera vita dello spirito. Vi dovrebbe venir precisato anche ciò che riguarda la comunità stessa, le regioni, e gli Stati nazionali.
7.5. La Costituzione europea non può rimanere indifferente a questa spartizione tra ricchi e poveri, vincitori et perdanti, ma deve creare uno spazio d’equilibrio giustificato. Non deve nemmeno ignorare i sintomi d’erosione interna delle democrazie parlamentari così come i fenomeni di decadenza cui sono apparsi nelle medie in seguito all’alienazione rissentita rispetto allo Stato e all’economia. La Costituzione deve assai più porre cornici giuridici, assicuranti opportunità di rinnovamento della cultura europea e in genere della cultura politica.
Rundbrief des Dreigliederung des Sozialen Organismus
N°1, giugno 2005.
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